Nomonanoto Show

Saturday, November 23, 2013

Piu' informazioni su:etiopia


Arrivati ad Addis Abeba quasi ci si vergogna per le imprese non certo gloriose degli italiani alcuni decenni fa proprio in quei luoghi. Un amico ci porta a mangiare in un ristorante dove abbiamo il primo approccio con la n'jera, piatto tipico (ed è anche l'unico) che poi ci sarà servito ogni giorno, a pranzo e a cena.
Somiglia ad una grande crepe, è di forma circolare e su di essa vengono versati dei condimenti, come legumi, pezzetti di carne o pesce, salsine varie, verdure, tutto molto pepato. Si ritaglia poi con le mani, si raccoglie del condimento facendone un boccone che si introduce in bocca sempre rigorosamente con le mani. Se si vuole si può richiedere anche del pane, che è piuttosto buono.
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L'indomani da Addis ci trasferiamo con dei fuoristrada (i mezzi migliori per viaggiare in Africa dove le strade sono quasi sempre in terra) a Shashamene; stiamo attraversando la Rift Valley. Francesca ci spiega che nella Rift, per la presenza dei vulcani, l'acqua è troppo ricca di fluoro per cui i denti diventano neri e ci si ammala alle ossa. Shashamene è una cittadina posta alla confluenza delledue strade principali d'Etiopia, che congiungono il nord e il sud, l'est e l'ovest del Paese. La città è brutta, caotica, sporca. Nelle strade circolano numerosi tuk-tuk, mezzi importati dalla Cina. Molti i cartelli pubblicitari della Coca Cola e della Pepsi. Anche la plastica è abbastanza presente. Insomma, l'effetto catastrofico della globalizzazione.
Vediamo anche qualche edificio in costruzione: impalcature da brivido, pericolosissime. Altro che norme di sicurezza! 
A Shashamene si va in un albergo; impossibile fare qualsiasi confronto con le nostre strutture (anche le peggiori). La corrente elettrica non era continua, come nel resto della città, niente acqua calda, doccia rotta.
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Andiamo a visitare dei pozzi d'acqua realizzati dalla LVIA e in Etiopia un pozzo significa davvero vita per centinaia di persone. Sono pozzi scavati a mano e raggiungono una profondità che va dai 10 ai 15 metri. Ci viene detto che è molto meglio fare opere semplici ma in modo capillare piuttosto che opere faraoniche. I pozzi, una volta realizzati, vengono affidati alle stesse comunità che usufruiscono dell'acqua; sono quindi gli stessi cittadini del villaggio che si autogestiscono, assumendosene così la responsabilità. Scavare un pozzo significa evitare che donne e bambini facciano 4-5 ore di cammino al giorno con i bidoni per andare a prendere l'acqua; significa bere acqua potabile e non ammalarsi di tifo, colera, ecc. (oggi l'età media è di 46 anni circa); significa potersi lavare; significa dedicare quelle 4-5 ore ad altre attività. Per esempio, i bambini possono frequentare delle lezioni e combattere quindi l'analfabetismo.
Insomma, l'acqua è alla base della vita e della civiltà di un popolo.
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Ogni volta che ci fermiamo in un villaggio, arrivano nel giro di pochi minuti centinaia di bambini, ragazzi e adulti. Sono curiosi di vederci. I bambini hanno gli occhietti e il nasino sporchi e lì le mosche, africane anche loro e quindi assetate, cercano di succhiare un po' di liquido. I bambini spesso sono raffreddati perché in questa regione siamo sull'altopiano, a più di 2000 metri, e il clima non è affatto africano come noi potremmo immaginare.
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Le loro manine sono fredde e gli indumenti, il più delle volte a brandelli, non bastano a coprirli e a difenderli dal freddo. Tutti, nonostante i disagi che vivono, ci hanno regalato la loro serenità, il loro sorriso, il loro calore.
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Altro spostamento: si va nella regione sidama, dove ci sono le coltivazioni di caffè, in direzione della Somalia. Il paesaggio è suggestivo: sempre più sicomori (alberi bellissimi), acacie, prati immensi, case di fango e tugur (capanni costruiti con il bambù e le foglie di falso banano), vegetazione varia con colture integrate (falsi banani, caffè, piante da frutta, bambù, canne da zucchero, kat).
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Il kat è una pianta le cui foglioline vengono masticate per alleviare i morsi della fame e la fatica del duro lavoro, spesso causa però una forte dipendenza.
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La strada è di colore rosso perché la terra è ferrosa, non ci sono curve e man mano che camminiamo, respirando polvere, incontriamo centinaia di persone a piedi. In Africa si sta ai bordi delle strade, accovacciati o in movimento. Tutti camminano portando qualcosa in mano o sulle spalle o sulla testa: bidoni con l'acqua, frutta o verdura comprate o da vendere al mercato, kat, legna.
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Assieme alle persone tanti asini, anche loro carichi, talvolta soli, tanto hanno memorizzato la strada da percorrere.
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Andiamo a visitare un tugur: all'esterno abbiamo l'impressione di trovarci in un bellissimo villaggio turistico. I tugur vengono costruiti nei prati, con piante alle spalle e cactus come recinzione; all'interno odore acre di fumo perché viene acceso il fuoco per evitare che il bambù possa fare i fiori ma questo fumo danneggia i polmoni, soprattutto dei bambini. Dentro i tugur si assiste alla promiscuità tra esseri umani e animali. "L'arredamento" è molto minimalista; la vita si svolge quasi interamente fuori. Ho provato ad immaginare com'è vivere in questi luoghi nel periode delle piogge, quando alla polvere si sostituirà il fango.
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I bambini ci danno la loro mano, stringono la nostra come a dimostrarci la loro gioia perché siamo lì con loro, ma siamo noi ad essere grati a loro per questi momenti.
Le ragazze sono molto belle, talvolta portano sulle spalle dei bimbi, non capiamo se sono i loro fratellini o i loro figli. In Africa ci si sposa molto piccole.
Si prosegue, ancora vegetazione ma ci viene detto che si tratta di siccità verde: non ci si nutre certo di caffè o di kat. Apprendiamo anche che i produttori di caffè costituiscono delle cooperative, le quali sono iscritte ai sindacati, che hanno il ruolo delle organizzazioni di categoria. Essi controllano la qualità del caffè, l'andamento del mercato, il prezzo. Per fortuna ancora non sono arrivate le multinazionali.
La prima qualità viene esportata, in Etiopia resta il caffè meno pregiato. La preparazione del caffè è un rito vero e proprio: lo tostano e lo macinano al momento dinanzi agli ospiti che così possono assaporarne tutto il profumo, poi viene messo in una caffettiera piena d'acqua che è poggiata sul fuoco e successivamente versato nelle tazzine fino a traboccare.
Si prosegue ancora lungo la stessa strada, in cui ci sono lavori in corso. E' troppo larga, sicuramente si svilupperà il commercio e ci saranno più servizi, ma c'è il rischio che fra qualche anno scompariranno i tugur, che ci sarà una contaminazione della cultura, un andirivieni di camionisti e di conseguenza l'insorgenza di malattie veneree, in particolare dell'AIDS.
Meta successiva le cascate di Loghita. Arriviamo al crepuscolo, è un luogo molto suggestivo, siamo alla confluenza di due fiumi che formano due cascate. È strano sentire in Africa il rumore assordante dell'acqua, che ci farà compagnia per tutta la notte. Dormiamo infatti in questo posto, dentro dei tugur. Ci sembrano bellissimi, non vediamo l'ora di lavarci, di toglierci di dosso la polvere... ma nel lavandino non c'è il rubinetto... la doccia è impraticabile... lo scaldabagno col collegamento elettrico spezzato... e la luce molto molto fioca. Che fare? Mi vengono in soccorso le salviettine imbevute portate dall'Italia. L'Africa è anche questo.
Solo al settimo giorno alcuni del gruppo riusciranno a farsi una bella doccia calda, altri meno fortunati si laveranno in Italia. Tutti comunque eravamo contenti di aver fatto un itinerario non turistico e di aver lasciato qualche birr (la moneta etiope) alla gente locale, non alle multinazionali.
L'indomani si fa ritorno ad Addis.. E' il giorno in cui si festeggia l'anniversario della nascita diMaometto ed è festa nazionale; ci dicono che anche i musulmani condividono le feste dei cristiani.
Un bellissimo esempio di tolleranza e di rispetto, un insegnamento che ricordo volentieri qui in Italia dove continuano tra le pareti delle aule le polemiche Crocifisso sì Crocifisso no.
Maria Teresa Langona
Questo racconto fa parte della seconda edizione di Turisti per scelta

Ethiopia’s Common River Making a Difference with Exotic Origins Coffee Company


Marin County, California (PRWEB) November 22, 2013
Exotic Origins Coffee began in origin around the globe, tracing and sourcing extraordinary, rare 88+ rated and above single limited harvests in order to offer a “deeper experience for the adventurous palate” .
Common River.Org is a multi-faceted development organization improving lives of women and children in the Sidama region of Ethiopia, coffee’s birthplace.
Donna Sillan, Co-founder met with Scott Plail; Founder & CEO, Priscilla Broward; VP Sales & Marketing and Willem Boot, International Coffee Expert & VP Global Procurement for Exotic Origins Coffee in August 2013 to discuss the journey ahead and identify ways to begin small micro scale enterprises for the local women.
Common River’s roots are deep due to Tsegaye Bekele’s (Co-founder) family in Ethiopia, and already proven success. Their organization built a school for education with four class rooms, created a nutritional lunch program including the purchase of cows and a farm to grow food. Common River next introduced literacy classes in 2012. The women students have now learned to read and write resulting in empowerment preparing them to functionalize their education further.
“The next steps are small scale enterprise projects to improve living conditions which will provide greater access to nutrition and health care services" Donna continues, “We are woven into the fabric of this coffee growing community. These women are eager to learn and generate income which will benefit the community at large". Scott Plail adds, "Donna and Tsegaye make a difference, we want to help bring recognition to this development project platform. Our world needs more people like these two remarkable women; we are honored”.
ሠሞኑን በሳውዲ አረቢያ ኢትዮጵያውያን ስደተኞች ላይ እየደረሠ ያለው ግፍና ስቃይ እንዳሳዘናቸው የገለፁ የተቃዋሚ ፓርቲ መሪዎች፤ የሣውዲ አረቢያ መንግስት እና የኢትዮጵያ መንግስት የመጀመሪያ ደረጃ ተጠያቂ ናቸው ሲሉ ተናገሩ፡፡ የመድረክ ሊቀመንበር ዶ/ር መራራ ጉዲና፣ ሣውዲ አረቢያ የራሷንም ዜጐች መብት የማታከብር ሃገር መሆኗን ገልፀው፣ በኢትዮጵያውያን ላይ የተፈፀመው አሠቃቂ ስራ ግን በ21ኛው ክ/ዘመን የማይጠበቅ ግፍ ነው ብለዋል። በተለይ በሴቶች ላይ የሚፈፀመው ድርጊት አስነዋሪ ነው በማለት መወገዝ እንዳለበት የተናገሩት ዶ/ር መራራ፤ ዋናው ተጠያቂ የሳውዲ መንግስት ነው ብለዋል፡፡
“በሌላ በኩል ኢህአዴግ ሃገሪቱን የስደት ሃገር አድርጓል” ያሉት ዶ/ር መረራ፤ በሜድትራኒያን፣ በየመንና በደቡብ አፍሪካ መስመሮች የሚሰደዱ ዜጐቻችን የአውሬ ሲሣይ እየሆኑ ነው፤ በሃገር ውስጥም በውጭም የዜጐቹን መብት ማስከበር ያልቻለው የኢትዮጵያ መንግስት ተጠያቂ መሆን አለበት” ብለዋል፡፡
በሣውዲ አረቢያ ኢትዮጵያውያን ላይ እየተፈፀመ ያለውን ግፍ በትኩረት እየተከታተሉ መሆናቸውን የሚገልፁት የመኢአድ ፕሬዚዳንት አቶ አበባው መሃሪ በበኩላቸው፤ የኢትዮጵያ መንግስት በዜጐቻችን ላይ የተፈፀመውን ድርጊት ለመከላከልና ለማስቆም አለመቻሉ መንግስት አልባ መሆናችንን የሚያሣይ ነው ብለዋል፡፡ አቶ አበባው እንደሚሉት፤ የሌላ ሃገር መንግስት ቢሆን ኖሮ የውጭ ጉዳይ ሚኒስትሩን እዚያ ሃገር ድረስ ልኮ ሄዶ የዜጐቹን መብት ያስከብር ነበር ብለዋል - አቶ አበባው፡፡ እዚህ ሃገር የውጭ ዜጐች ከቀን ሠራተኛነት ጀምሮ በተለያዩ የስራ መስኮች ላይ መብታቸው ተከብሮላቸው ይኖራሉ ያሉት አቶ አበባው፤ “የኛ ዜጐች በሳውዲ ከሰውነት በታች ተዋርደው ግፍ የሚደርስባቸው ለዜጐች የሚቆረቆር መንግስት ስለሌለ ነው” ብለዋል፡፡ ለዜጐቻችን ሠቆቃ የመጀመሪያ ደረጃ ተጠያቂው የኢትዮጵያ መንግስት ነው በማለት የሚናገሩት አቶ አበባው፤ ዜጐች በሃገራቸው የስራ እድል የሚያገኙበትን አማራጭ ማስፋት የመንግስት ሃላፊነት ቢሆንም፤ በተቃራኒው በአዲስ አበባም ሆነ በሌሎች ከተሞች ብሎኬት የሚሠሩት፣ ሹፌር የሚሆኑት፣ አሣማ የሚያረቡትና የመሣሠሉትን ስራዎች የሚሠሩት የውጭ ሃገር ዜጐች ሆነዋል” ብለዋል አቶ አበባው።
የሣውዲ አረቢያ መንግስት “ከሃገሬ ውጡልኝ” ቢል እንኳ፤ የስደተኞችን ሰብአዊ ክብር በጠበቀ መልኩ ማስፈፀም ነበረበት ያሉት አቶ አበባው፤ “ነገር ግን ኢትዮጵያውያኑ በፖሊስ እየተገደሉና እንደ አውሬ እየተሣደዱ ነውና በዚህም የሣውዲ መንግስት ተጠያቂ ይሆናል” ብለዋል፡፡ ጉዳዩን አስመልክቶ በተለያዩ የማህበራዊ ድረ ገፆችና መገናኛ ብዙሃን ላይ የሠላማዊ ሠልፍ ጥሪዎችን ጨምሮ የተለያዩ መግለጫዎችን ሲሠጥ የነበረው የሠማያዊ ፓርቲ ሊቀመንበር ኢ/ር ይልቃል ጌትነት በበኩላቸው፤ የሣውዲ አረቢያ መንግስት ህገወጥ የሚላቸውን ስደተኞች በህገ ወጥ መንገድ ማሠቃየቱ በምንም መዘዘኛ ተቀባይነት እንደሌለው ገልፀው፤ የኢትዮጵያን የዲፕሎማሲ ደካማነት የሚያረጋግጥና የኢትዮጵያንም ህዝብ የሚንቅ ድርጊት ነው ብለዋል።
የአገራችን ባለስልጣናት ጉዳዩን የተመለከቱበት መንገድ አሣዝኖኛል፤ አሣፍሮኛልም ያሉት ኢ/ር ይልቃል፤ “ጥንታዊ ታሪክና ክብር ካለው ሃገር መሪዎች የሚጠበቅ አይደለም” ብለዋል፡፡ በየአመቱ አንድ ሚሊዮን ስራ አጥ እየተፈጠረ መሆኑን የሚናገሩት ኢ/ር ይልቃል፤ ወጣቱን ለስራ ፈጣሪነት የሚጋብዝ ነገር አለመኖሩ አንድ የስደት መንስኤ ነው ብለዋል፡፡ “የተማረና አቅሙ የፈቀደ በቦሌ ይሄዳል፤ ያልተማረው ደግሞ ውሃ ይብላኝ እያለ በረሃ እያቋረጠ ይሄዳል” የሚሉት ኢ/ር ይልቃል፤ “አገር እያደገች ዜጐች ስደትን ይመርጣሉ የሚለው የባለስልጣናት አባባል ውሸት ነው” ይላሉ፡፡ የሣውዲ አረቢያ መንግስት በዜጐች ላይ የፈፀመው አሠቃቂ ድርጊት ሳያንስ የኢትዮጵያ መንግስት ባለስልጣናትና የመንግስት ሚዲያ ለጉዳዩ የሠጡት አናሣ ትኩረት አሳዝኖኛል ብለዋል - የሰማያዊ ፓርቲ ሊቀመንበር፡፡ በመቶ ሺህ የሚቆጠሩ ዜጐቻችን ሲሰቃዩና የሰው ህይወት ሲጠፋ፣ መንግስት ለጉዳዩ በቂ ትኩረት አልሰጠም የሚሉት ኢ/ር ይልቃል፤ የኢትዮጵያ እና የሣውዲ አረቢያ መንግስት በእኩል ደረጃ ተጠያቂ ናቸው ብለዋል፡፡
የአንድነት ለፍትህና ለዲሞክራሲ ፓርቲ ሊቀመንበር ዶ/ር ነጋሶ ጊዳዳ በበኩላቸው፤ ፓርቲያቸው ጉዳዩን በአፅንኦት እየተከታተለው መሆኑን ገልፀው፤ በሳውዲ የተፈፀመው ተግባር በእጅጉ የሚያሣፍር እና የሚያሣዝን ነው ብለዋል። ማንኛውም ሃገር የራሱን ህግና መመሪያ ሊያወጣ ይችላል ያሉት ዶ/ር ነጋሶ፤ ይሁን እንጂ “ፍቃድ አላሣደሡም” በሚል ሰበብ ዜጐቻችን የሠው ልጅን ክብር በሚያዋርድ ሁኔታ ለስቃይ መዳረጋቸው ብሄራዊ ሃፍረት ነው ብለዋል። ድርጊቱን በፈፀሙት አካላት ላይ ተጠያቂነትን የሚያስከትል መሆኑን ዶ/ር ነጋሶ ጠቅሰው፤ የሣውዲ አረቢያ መንግስትና የፖሊስ ሃይሉ በህግ ሊጠየቅ እንደሚገባ ተናግረዋል፡፡
“አሁን ግን በዜጐቻችን ላይ እየተፈፀመ ባለው ድርጊት የአገራችን ሉአላዊነት ተነክቷል፤ የኢትዮጵያ መንግስትም ይህን የማስጠበቅ ሃላፊነቱን በአግባቡ እየተወጣ አይደለም” ብለዋል ዶ/ር ነጋሶ፡፡ የኢትዮጵያ መንግስት ጠበቅ ያለ አቋም መውሠድ እንዳለበትና ዜጐች ደህንነታቸው ተጠብቆ ወደ ሃገራቸው እንዲገቡ በአስቸኳይ መፍትሔ መስጠት እንዳለበትም አሣስበዋል፡፡ የመልካም አስተዳደር እጦት፣ ስራ አጥነትና የመሣሠሉት ኢኮኖሚያዊና ፖለቲካዊ ችግሮች የሃገሪቱን ዜጐች ለስደት እየዳረገ መሆኑን የገለፁት ዶ/ር ነጋሶ፤ መንግስት ድክመቱን እንዲያሻሽል ሁሉም ዜጋ ግፊት ማድረግ አለበት ብለዋል፡፡